Quando utilizzare le serie a cedimento? Prima Parte

Uno degli scopi dell’allenamento con i sovraccarichi è la stimolazione delle fibre contrattili del muscolo. Una metodica molto diffusa nelle palestre è quella di portare il muscolo al cedimento.


Tuttavia, come tutte le strategie di allenamento, può portare dei benefici se utilizzata con modi e tempi adeguati e compatibilmente con gli obiettivi da raggiungere.

Il problema principale delle serie a cedimento è l’abuso che ne viene fatto, portare allo stremo il muscolo ha delle ripercussioni in termini di tempo di recupero, aumentando di troppo il tempo tra due sedute allenanti. È possibile indurre nel sistema neuro-muscolare l’adattamento allo stress senza arrivare a cedimento ogni singola seduta.

Se un atleta ha come obiettivo lo sviluppo della forza dinamica massimale il suo allenamento sarà perlopiù incentrato su carichi dall’85% dell’1RM in su.

L’utilizzo di tali percentuali di carico favoriscono una serie di adattamenti che vanno ad agevolare l’aumento della forza massimale, inclusa la rigidità tendinea, la spinta neurale e la coordinazione inter-muscolare.

La tecnica del cedimento stimola la crescita muscolare attraverso l’aumento del reclutamento delle unità motorie. L’utilizzo di carichi pesanti è in grado di reclutare altrettante unità motorie senza affaticare eccessivamente l’organismo. È abbastanza inutile utilizzare il cedimento per ricercare l’ipertrofia quando si utilizzano le percentuali di carico superiori all’85% dato che lo stimolo neuro- muscolare è già al limite.


È ovvio che sia più probabile che l’allenamento a cedimento causi un danno muscolare piuttosto che lo eviti. Un eccessivo danno muscolare potrebbe ridurre la voglia di allenarsi, decrementa l’abilità della persone di allenarsi regolarmente e, nel caso di atleti, interferisce con le performance in gara. Inoltre un recupero insufficiente porta al sovrallenamento (overtraining), che, al contrario del sovraffaticamento (overreaching) è da evitare nella maggior parte dei casi.

FINE PRIMA PARTE

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